Web-voyeurismo

Web-voyeurismo

A. Burri – Cretto

Possiamo affermare con una certa sicurezza che la società della televisione, che ormai osserviamo nei suoi ultimi e decadenti sospiri di vita, abbia incentivato e stimolato le tendenze voyeuristiche dell’uomo. Ovviamente non si tratta di tendenze nate con la televisione. Il piacere di osservare di nascosto è infatti, da sempre, più che presente nella psicologia umana.

La televisione, però, ha avuto il potere di normalizzare, standardizzare ed elevare ad intrattenimento il voyeurismo in questione. Le forme di questa tendenza sono ovviamente molteplici e incatalogabili ma, per chiarezza, è possibile elencarne alcune: il piacere nell’osservare la sessualità altrui, la vita privata e sentimentale, la violenza subita o commessa, il fallimento e il successo degli individui nonché il loro drammi esistenziali e le loro paure.

Questo voyeurismo televisivo, elevato ad intrattenimento, si è già scollato dalla televisione, ormai destinata, molto probabilmente, all’oblio; per trovare la sua connotazione e il suo ruolo all’interno del web. Sul web, infatti, il voyeurismo a cui ci ha educato la televisione acquista nuovi connotati, al punto in cui dovremmo forse chiederci quali conseguenze farà ricadere sulla società in generale.

Il primo elemento di novità si ritrova nel fatto che sul web, tale voyeurismo, non si limita a ricevere passivamente il piacere dell’osservazione ma porta gli individui a rispondere attivamente a tale tendenza.

Per comprenderlo è sufficiente un piccolo esempio: il voyeurismo televisivo poteva sfociare in due risposte da parte dell’individuo. La prima consisteva nel rifiuto di ciò che veniva osservato. Si ritenevano dunque riprovevoli i comportamenti o le questioni “spiate” ma non si rinunciava al piacere di osservarle.

La seconda risposta era invece di tipo imitativo. Si sceglieva quindi di imitare ciò che si osservava ma in una maniera del tutto peculiare. Chiunque, davanti alla tv, ha infatti la costante consapevolezza di assistere ad un qualcosa di finto, teatrale e fasullo. Anche il processo d’imitazione, quindi, finiva per rispettare le regole della teatralità. Non s’imitavano propriamente i comportamenti, bensì ci si “atteggiava“. Si simulavano delle categorie comportamentali utili ad apparire simili al soggetto osservato.

L’esempio più calzante lo troviamo nel ragazzetto che una sera vede Scarface in tv e comincia ad atteggiarsi a boss malavitoso. Nel concreto però, le probabilità che quel ragazzetto, impugnata una pistola, si mettesse a sparare all’impazzata, erano davvero poche e rappresentanti casi del tutto estremi.

Il voyeurismo televisivo sfociava quindi, se non in casi estremi e patologici, nell’imitazione degli atteggiamenti e solo raramente dei comportamenti effettivi dei soggetti osservati.

Così come la televisione fingeva l’esistenza di un personaggio, gli osservatori potevano fingere somiglianze.

Il web, però, ha il merito di far crollare definitivamente le barriere tra finzione e realtà. Ciò che vediamo sul web è fondamentalmente vero. E’ un qualcosa in cui riconosciamo sempre un creatore dal volto umano, che vive in un mondo come il nostro e che respira la nostra stessa aria. La distanza tra osservatore voyeur e soggetto osservato è quasi del tutto annullata, anzi, spesso i due tipi d’individui coesistono nella stessa persona. Chi è osservato osserva a sua volta qualcuno che, a sua volta, ancora, osserva altro.

In questo scenario la risposta imitativa non è più sedata dalla consapevolezza d’irrealtà che istintivamente abbiniamo alla tv. Di conseguenza non sono più gli atteggiamenti ad essere imitati, ma le azioni e i comportamenti in sé. Chi osserva e ammira gli influencer, ad esempio, non si limiterà, infatti, ad adottare il loro vestiario e il loro modo di parlare ma punterà, a sua volta, a diventare uno di loro.

Il risvolto di questo processo è, alla fine, l’emergere di una qualche tendenza narcisistica all’interno del voyeur del web. Se infatti l’imitazione punta ad essere totale, risulta ovvio che il fine ultimo dei voyeur che imita sia quello di sostituirsi al soggetto imitato. “Io che ho sempre osservato e tratto piacere dall’osservare, adesso, voglio essere osservato e voglio che gli altri traggano piacere dall’osservarmi. In questo modo io stesso proverò piacere.”

Il fine ultimo dell’osservazione voyeuristica sul web diventa quindi una sorta di affermazione, a gran voce, della propria individualità unica e inimitabile.

Individualità unica che, però, acquista valore solo in quanto catalizzatrice degli interessi voyeuristici di altri utenti e quindi, in ultima analisi, un’affermazione narcisistica che implica il proprio riconoscimento nell’esser riconosciuto dagli altri.

Ecco quindi che il vero obiettivo dell’attuale web-voyeurismo, almeno per quanto riguarda i tentativi imitativi totali che da esso scaturiscono, è quello di trovare un riconoscimento del valore del proprio io nell’interesse dimostrato dall’utenza. La domanda da porsi è, dunque, cosa succede quando il riconoscimento non si manifesta? Cosa accade quando l’utenza rifiuta l’affermazione di unicità di un certo io? L’individuo che mette in atto questo processo è in grado, successivamente, di distaccarsi da un risultato fallimentare o finirà per essere condannato al non riconoscimento del proprio io?

Non dobbiamo infatti dimenticare che chi mette in atto un tale processo imitativo di matrice prima voyeuristica e poi narcisistica, è perfettamente integrato nell’ambiente web. Egli, quindi, accetta, riconosce e reputa valido il sistema di riconoscimento dell’io basato sul riconoscimento dell’utenza. Essere rigettato dalla massa, quindi, assumerebbe effettivamente il peso di una valutazione complessiva sull’io dell’individuo. Una valutazione, in questo caso, ovviamente negativa.

Se la massa ti rigetta non sta rifiutando il tuo progetto o il tuo atteggiamento, no, sta rigettando te, nel complesso, come essere umano unico e irripetibile. Il voyeur che ha aspirato all’olimpo di chi viene osservato, se rigettato tra coloro che osservano, sarà dunque il primo a sminuire il proprio io ritenuto fallimentare. Egli ha già accettato le regole del gioco, le conosce alla perfezione poiché sono anni che le osserva. E una volta accettate le regole in questione non è più possibile chiamarsi fuori.

Una volta deciso ciò che avvalora un individuo in un determinato contesto si può solo cominciare a contare, sperando che il risultato finale non ci riveli la nostra insussistenza per il mondo che abbiamo intorno.

Doretta89

Doretta

J. Stanczak – Forming in Four Reds (1993-94)

-Dunque, signor Elec, per prima cosa credo che dovrei scusarmi con lei. Personalmente non amo la violenza ma, capisce bene, in certi casi è necessaria. Dunque mi dispiace che i miei uomini si siano divertiti a giocare a calcio con la sua faccia; mi passi l’espressione, ma son sicuro che comprende che non potevano esservi altri modi.-

-Fanculo.-

-Ecco, questo no. Questo non è l’atteggiamento giusto. Cerchiamo di collaborare, sarà meglio per tutti ma, ancor più, sarà meglio per lei. Quindi cerchi, se può, di rispondere alle mie domande nel modo più esaustivo possibile, per piacere. Mi piangerebbe il cuore se dovessero farle ancora del male a causa della suo desiderio, sicuramente lodevole ma affatto vantaggiosa, relativo al non voler collaborare. Quindi, lei si trova qui perché, in un modo o nell’altro, è stato riconosciuto come un pericoloso rivoluzionario, concorda?

-Certo che concordo. Pericoloso e rivoluzionario. Ma le dico una cosa. Le sue minacce velate, così come i pugni e i calci, non mi fanno paura. Io credo nella mia causa e sono pronto a difenderla fino alla morte.-

-E quale sarebbe questa sua causa? Cos’è lei? Un comunista? Un anarchico? Un animalista? Mi dica, son curioso.-

-Io, anzi no, noi, lottiamo per la rivoluzione digitale. Che in fin dei conti è come la rivoluzione socialista, con l’unica differenza che consente anche lo streaming illegale e la pornografia furry.-

-Capisco. Capisco. Ha usato il plurale prima, deduco quindi che deve aver dei compagni, ha voglia di parlarmene? Gradisce forse del Pentothall? In un certo senso può anche sciogliere la parlantina.-

-No grazie, niente Pentothall, da qualche anno ormai faccio solo uso di eroina.-

-Nessun problema. In fin dei conti l’ho chiesto per gentilezza ma ho già eseguito l’iniezione qualche minuto fa, mentre era distratto dal suo cellulare. Le do anche un consiglio. Eviti di riempire di mi piace quella bella tipetta su Instagram, fa solo la figura del maniaco. Ma tralasciamo questi discorsi; mi parli ora dei suoi compagni.-

Due giorni dopo; cella di massima sicurezza. Alcuni passi risuonano nel corridoio. La porta si spalanca.

-Signor Elec, ho parlato con i superiori e le porto una buonissima notizia. Come si sente oggi?-

-Uno schifo. Son due giorni che mi date da mangiare pane e acqua. Per carità, io non sono un tipo dai gusti complicati ma sono pur sempre celiaco.-

-Su col morale, un po’ di grano non ha mai ucciso nessuno. Comunque sia, la nostra ultima seduta col Pentothall è andata davvero bene. I capi sono soddisfatti e grazie alla sua testimonianza siamo riusciti a catturare i suoi vecchi compagni. Quindi, in segno di riconoscenza, abbiamo deciso che lei merita la libertà.-

-Avrei preferito la morte. Cosa succederà ai miei compagni?-

-Sono già stati fatti fuori tutti.-

-Avete ucciso trentadue persone a sangue freddo!? A causa mia! Voi siete dei mostr..-

-Ma no, ma no. Ma cosa ha capito. Nessuno è stato ucciso. Abbiamo semplicemente tolto loro la connessione a internet. Senza internet non può esserci rivoluzione digitale.-

-Son sicuro che avrebbero preferito la morte.-

-Da come parla, signor Elec, sembra quasi che ritenga la morte preferibile a qualsiasi altra cosa. Le va una birra?-

-Preferirei la morte.-

-Una partita a briscola?-

-Preferirei farmi male al piede.-

-Ecco, è già qualcosa.-

-E magari morire a causa di un’infezione all’alluce.-

-Ok, ho capito, meglio non insistere. In ogni caso lei è libero di andare.-

-Dove sono i miei compagni ora?-

-Dove vanno a finire tutte le persone che non hanno la facoltà di accedere al web: al circolo Arci più vicino.-

-Lei non preferirebbe morire piuttosto che passar la propria vita in un circolo Arci?-

-Assolutamente sì, ma questo è un altro discorso perché, vede, io non ho nulla da temere, rispetto le regole e l’ordine costituito; quelli come me non vanno all’Arci. Quelli come me vanno in chiesa e poi dritti in paradiso.-

Un mese dopo. Studio del dottor Sun.

-La sua esperienza, signor Elec, mi lascia quasi senza parole. Nessun essere umano potrebbe sopportare ciò che lei ha sopportato senza riportare qualche trauma psicologico. In realtà dovrebbe esser quasi soddisfatto; molti altri, nella sua stessa situazione, si sarebbero già ammazzati.-

-Sarebbe stato meglio.-

-Lo immaginavo. Però, vede, in realtà deve solo compiere un altro piccolo passo prima di potersi scoprire guarito completamente. Si tratta di un piccolo passo che, capisco bene, continua a rifiutare ma non può più tirarsi indietro, deve accettare la verità. I suoi compagni, che ormai vivono le proprie vite scollegati dal mondo reale, hanno fatto questa fine a causa sua; a causa della sua testimonianza. Non potrà definirsi guarito fino a quando non accetterà la sua responsabilità.-

-La mia responsabilità!? Sono stato drogato e son stato costretto a parlare contro la mia volontà! E adesso non ho più nessuno; non ho più niente. Ha guardato il mio profilo Facebook di recente? I miei meme non ricevono neanche un mi piace. Tutti coloro che sostenevano la mia stessa causa sono spariti.-

-Il fatto che lei abbia perso i suoi compagni, però, non ha niente a che vedere con la questione inerente al suo profilo Facebook. I suoi meme, infatti, in tutta onestà, puzzano di incel. E gli incel non piaccion a nessuno.-

-I miei compagni avrebbero apprezzato.-

-Ma non c’erano pure delle donne all’interno del suo gruppo rivoluzionario?-

-Ovviamente.-

-Allora si sta solo ingannando. Neanche i suoi compagni avrebbero apprezzato i suoi meme.-

-Provi a ripeterlo.-

-Si sieda. Deve accettare la realtà signor Elec. I suoi compagni son scomparsi a causa sua mentre i suoi meme sono semplicemente squallidi e inappropriati. Provi al massimo a spostarsi su Tumblr; è lì che risiede la feccia.-

-A me Tumblr sta sul cazzo.-

-Le ho detto di calmarsi, se muove ancora un passo verso di me sarò costretto a chiamar la sicurezza e a farla ricoverare. A tutti sta sul cazzo Tumblr ma, ci pensi, non è forse il posto adatto a uno come lei?-

-Preferirei morire, anzi no, preferirei che a morire fosse lei.-

A seguito di una breve colluttazione il signor Elec viene immobilizzato dagli uomini della sicurezza. La diagnosi è cristallina: il paziente necessita di un ricovero urgente al fine di garantire il pieno recupero psicologico.

-Oggi come si sente signor Elec, si è calmato?-

-Mi dispiace di averla attaccata. E’ solo che, beh, quando sento nominare Tumblr mi sale il sangue al cervello. Lei crede che ci sia qualche possibilità di guarigione per me?-

-Vi è sempre possibilità di guarigione. A tal proposito sono venuto a spiegarle come si svolgerà la sua cura. Ho pensato che il modo migliore per farla guarire potrebbe essere quello di reintrodurla, in maniera graduale e controllata, nel mondo reale. Per questo motivo ho dato disposizione agli infermieri di permetterle un limitatissimo accesso a internet. Ovviamente questa limitazione scomparirà col tempo, al fine di permetterle di riabituarsi al reale. Da oggi in poi, infatti, gli unici rapporti che avrà col web si condenseranno in due semplici software appartenenti al decennio passato che, sicuramente, le permetteranno una reintegrazione nel mondo reale senza però tutti gli stress che, inevitabilmente, si legano alla navigazione web e social del nostro mondo contemporaneo. Da questo momento, dunque, lei potrà utilizzare solo e unicamente E-mule e MSN.-

-Ma, dottore. Io capisco bene ciò che mi sta dicendo. Però, onestamente, è come se non fossi in grado di capire. Voglio dire. Nessuno usa più E-mule, quindi non potrei in ogni caso scaricar niente. Mentre su Msn, ormai, ci sono solo i bot.-

-Si fidi di me signor Elec, lei provi e le prometto che andrà tutto bene.-

-Mi sta dicendo che dovrei passare le mie giornate parlando e trillando in compagnia di Doretta89 o altra roba simile!?-

-Ha capito perfettamente.-

-Non mi tirerò indietro dottore, se questo può servire a guarirmi, ma non sono affatto convinto.-

-Lei si fidi. Si fidi. Magari potrebbe scoprire in Doretta un’amica fedele.-

MSN. Il signor Ecel parla con Doretta.

-Ciao Doretta.-

-Ciao!-

-Oggi, in ospedale, ho scoperto qualcosa che mi ha messo addosso un’ansia terribile.-

-Ciao!-

-Stavo semplicemente andando in bagno e, così, all’improvviso, l’ho incrociato. Ho incrociato quel medico, quello che mi ha drogato il giorno in cui ho denunciato involontariamente i miei compagni. L’ho riconosciuto subito, ovviamente è invecchiato ma per me, che per tanto tempo ho sognato il suo volto, sarebbe stato impossibile non riconoscerlo.-

-Ti va di fare due chiacchiere?-

-Le stiamo già facendo, Doretta. Voglio dirti una cosa; ho preso una decisione. La prossima volta che lo incontrerò, nel corridoio dell’ospedale, gli salterò al collo e lo ucciderò prima che qualcuno sia in grado di fermarmi. Non m’interessa quello che accadrà dopo.-

-Sei simpatico anche tu!-

Due giorni dopo.

-Ciao Doretta.

-Ciao!-

-Oggi ho rivisto il dottore in questione e mi sono accorto di non aver il coraggio di ucciderlo. O meglio, il coraggio lo avrei anche ma ad osservarlo bene, sembra che stia già soffrendo moltissimo.-

-Soffrire fa male.-

-E’ proprio vero Doretta; è proprio vero. Non ti facevo così saggia. Oltretutto pare che mi sia sbagliato. Lui non è più un medico, bensì un semplice paziente di questo ospedale; proprio come me. Per qualche secondo ho incrociato il suo sguardo e l’ho visto carico di una tale sofferenza che, onestamente, non me la sono sentita di aumentare ulteriormente il suo dolore.-

-Gli occhi non mentono mai.-

-Oltretutto, ho chiesto un po’ in giro, pare che la sua cura sia ancora peggio della mia. Anzi, più che una cura sembra quasi una maledizione divina.-

-Amen.-

-Pensa che a lui permettono l’utilizzo di un solo ed unico social network. Vuoi sapere quale? Reggiti forte perché la situazione sembra davvero tratta da un film horror. Lui può usare solo e unicamente My space. Ma nessuno al mondo usa più My space. Che esistenza misera deve avere quell’uomo, costretto ad impiegare il suo tempo ascoltando le demo mal registrate di band dilettanti dell’inizio degli anni duemila. Ammetto che, in questo momento, provo pena per lui.-

-Sei carino.-

AA 007

AA 007

D. Hirst – Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Non vi è più univocità,
rinuncio; scrollo frutta
da giovani rametti e
lascio che si spappoli al
suolo. Calpesto la polpa che
sgocciola schiumetta trasparente
mentre guardo la terra
raccolta in dunette compatte
e foglie di giallo scricchiolar.
No. Non scricchiolano
affatto. Son mosci corpuscoli
bavosi come lumache dalle
labbra piene di terra
e semini incatramati.
Non scricchiola più niente,
neanche la buccia
arida della frutta sul
fango; o le gambe e
la gola prima di un
movimento. Fruscia ora
il resto di questo
campo martoriato dai
tentativi; si tramuta
una serpe tra rocce
mentre veleni soavi
arrossiscono le venature
saline, incrostazioni
pungenti e
saporite.

AA 006

AA 006

H. Hartung – T46_17 (1946)

Vale solo la pena di provar paura;
per rannicchiarci, coi muscoli stirati
di respiri finalmente insondabili;
quando è ancora possibile
il modularsi di un limpido suono tra
mura e punte di dita; ché non sobbalzo
più se sei fredda e quasi non
m’importa.

La religiosità involontaria di Nietzsche

La religiosità

H. Nitsch

Nell’ultimo periodo ho dedicato un po’ di tempo alla rilettura de “L’anticristo” di Nietzsche. Un piccolo saggio pubblicato nel 1895, in cui il filosofo da sfogo ad asprissime critiche nei confronti della religione cattolica e dell’immagine di Dio ad essa collegata. Raramente è possibile rintracciare critiche alla religione così violente e radicali. Persino da non credente, leggendo le pagine de L’anticristo, capita spesso di schierarsi in favore della Chiesa contro le aspre critiche, spesso strumentali, del filosofo.

Ma di questo c’importa il giusto; ovvero non ce ne importa proprio niente. La questione che mi pare ora importante riguarda il fatto che Nietzsche, nello stilare la sua violenta critica, non fa altro che tracciare i confini e le caratteristiche di una sorta di religione ideale. Negando e criticando elementi del cristianesimo finisce con il proporci elementi sostitutivi che, forse, traducono anche un bisogno inconscio, da parte del filosofo, di ottenere una qualche soddisfazione mistico-religiosa che non riesce a trarre dalla fede cattolica.

Obiettivo di oggi, quindi, è quello di cercare di mettere in mostra alcuni elementi costitutivi di questa religione ideale tracciata, involontariamente, dalla critica di Nietzsche.

La buona novella è appunto che non ci sono più antitesi..la fede che qui si fa sentire non è una fede conquistata – esiste, è dall’inizio“. La critica più aspra mossa dal filosofo al cristianesimo riguarda il fatto che tale religione si sarebbe corrotta e putrefatta nel tramutarsi da “verbo di cristo” in “verbo di cristo tradotto nelle parole degli uomini”. Per Nietzsche sono le parole e la volontà degli uomini ad introdurre nel cristianesimo i concetti di colpa, peccato e redenzione, distaccandola dal mondo reale. Gli uomini hanno reso il cristianesimo una religione in cui la beatitudine deve essere raggiunta e conquistata.

Nella religione delle origini descritta da Nietzsche, che si erge, tra le pagine de L’anticristo, come religione ideale, la beatitudine è però un dato di fatto. Vivere comporta l’esser beati, anche in mezzo al dolore. Non vi è alcun bisogno di raggiungere un bel niente poiché tutto appartiene già all’essenza dell’uomo.

Una fede del genere non va in collera, non rimprovera, non si difende..Non da prova di sé, né con miracoli né con ricompense..Essa stessa è ad ogni istante il proprio miracolo“. Questa fede ideale, dice Nietzsche, non ha bisogno di giudicare i fedeli. Non pone loro ostacoli od obiettivi utili al fine del raggiungimento del “regno di dio“, ma lo concede immediatamente. Il solo fatto che questa fede esista permette all’uomo di essere felice, libero e beato.

Questa fede non formula neppure se stessa – vive, si oppone alle formule.” Questa fede, quindi, si oppone quindi anche ad ogni forma di scrittura. Essa non può essere resa sistematica. Non può divenire un insieme di leggi e norme morali o comportamentali. Essa si limita ad adattarsi al reale, fornendo risposta alle sue domande. La realtà, il contesto e la società forniscono a questa fede i mezzi per trovare le risposte utili, per garantire il permanere della beatitudine nell’uomo. Mentre nel cristianesimo moderno è l’uomo a dover accedere al regno di dio, in questa fede ideale-originaria è la fede stessa ad attivarsi per garantire l’accesso ai fedeli al suddetto regno.

Questa fede si basa sull’esperienza del mondo e sull’esperienza del reale. La parola e la codificazione, invece, si oppongono a qualsiasi forma di esperienza poiché, cementificando i concetti, impediscono ad essi di cambiare nel momento in cui muta la realtà che gli ha partoriti. La fede descritta da Nietzsche è dunque fluida, in costante divenire e adattarsi. Questo, però, la rende anche inafferrabile e intraducibile, essa può solo esser percepita ed in quanto tale può solo esser una forma di misticismo.

Il negare è la cosa che gli è del tutto impossibile“. Questa frase va intesa in questo senso: “La fede in questione non ha alcuna necessità di negare elementi del reale“. Essa non rifiuta il mondo, non rifiuta il lavoro, non rifiuta l’istinto umano, la sessualità, la rabbia, l’odio e così via. Una fede basata sull’esperienza è una fede che erige a monumento ogni componente della vita reale; tutto ciò che può essere incontrato per la strada quotidianamente. Non vi sono limiti se non i limiti stessi del reale.

Così pure è assente la dialettica, è assente il pensiero che una fede possa venir provata con argomenti..Le sue prove sono luci interiori“. Ancora una volta la parola adatta è “mistico“. La fede in questione non può essere afferrata dal pensiero razionale. Non può essere capita, spiegata, avversata o compresa. Essa vive e può solo esser vissuta con trasporto interiore. Ogni tentativo di spiegazione sarebbe un attentato al costante divenire di tale fede. Essa deve restare fluida e incompresa, l’uomo può e deve solo limitarsi ad avvertirla, partecipando al sentimento che da essa deriva.

Una simile dottrina non è nemmeno in grado di contraddire; essa non concepisce neppure che possano esistere altre dottrine“. Tale fede non ha il potere di contraddire e negare altre dottrine poiché, per essa, non possono esistere altre dottrine da contraddire. Il discorso, in questo caso, è piuttosto semplice. Trattandosi di una fede fluida e costantemente attaccata al reale, essa si riconosce e si rispecchia in qualsiasi altra fede di questo tipo. Una fede cattolica di questo genere, ad esempio, riconoscerebbe fin da subito come sua simile una fede induista basata sulla stessa aderenza al reale. Nel caso in cui essa si trovasse di fronte a qualche fede basata sul rifiuto del mondo e sul distacco dalla realtà, invece, si dimostrerebbe incapace di riconoscerla come fede effettiva, la valuterebbe come errore; come frutto dell’irrealtà e, di conseguenza, in quanto elemento irreale, non potrebbe riconoscerle alcun valore.

Il concetto di fondo è che tutto ciò che è reale, per forza di cose, deve rientrare nella fede in questione. Tutto ciò che, invece, presuppone un nocciolo d’irrealtà al suo interno, non può esser considerato come vero e, di conseguenza, non può neanche esser pensato, osservato o avvertito dalla fede in questione.

La polarizzazione

Polarizzazione

E. Munch – Melanconia (1894-96)

-Dottore, buonasera.-

-Non riesco a crederci. Mi scusi, mi aveva accennato la questione per telefono ma non mi aspettavo che fosse così evidente. Lei è davvero il signor Burba? Cioè, ovvio, sì, certo che è lei, mi scusi, è solo che faccio fatica a comprendere come sia potuto succedere. Prego, si accomodi.-

-Vede, piacerebbe anche a me capire qualcosa in tutto questo, ma sembrano non esserci spiegazioni.-

-Mi racconti da principio, da quanto tempo è in questo stato?-

-Beh, qualche settimana. Il cambiamento è avvenuto nel corso di una notte, all’improvviso. Quando sono andato a dormire, potrei giurarci, ero ancora un uomo di sinistra, ne sono più che sicuro dottore. Quando mi sono svegliato, però, beh, come può vedere anche lei, ho scoperto di esser diventato di destra.-

-Di questi tempi, però, è normale avere idee politiche che oscillano, senza controllo, da un estremo all’altro. Pare la colpa sia del surriscaldamento globale. Le nostre cellule politiche, sottoposte a dei repentini aumenti di temperatura, tendono a invertire la loro polarità.-

-Ma lei crede che un cambiamento così drastico possa dipendere solo da questo?-

-Onestamente non lo so. Certo, indubbiamente il surriscaldamento globale ha il suo ruolo in tutto ciò, ma trovo difficile ritenere che sia solo colpa sua. Prima che lei notasse questo importante cambiamento è successo qualcosa? Qualche piccolo trauma magari, o, perché no, magari si è innamorato di una donna di destra e il suo corpo sta cercando di modificare se stesso al fine di permetterle la realizzazione del suo desiderio sessuale.-

-Macché dottore; non è successo proprio nulla. Niente di niente. Tutto procedeva noioso e normale come sempre.-

-La mattina in cui si è svegliato in questo stato cosa è successo?-

-Onestamente niente di chè. Certo, all’inizio mi son sentito spaesato e sperduto, per qualche minuto neanche mi son riconosciuto. Poi però ho accettato il cambiamento. Voglio dire, sono pur sempre io, no?-

-Questo è ciò che dobbiamo capire. Lei sente di essere se stesso?-

-Sì, indubbiamente, solo che mi rendo conto di non essere più lo stesso di prima.-

-Questo è un dettaglio positivo però. La sua personalità è cambiata ma fondamentalmente è ancora la stessa. Questo implica che forse, con qualche probabilità, sarà possibile riportarla al suo stato originario.-

-Davvero dottore?-

-Non posso esserne sicuro. A livello logico, però, mi sembra una conclusione plausibile. Per il momento, però, continuiamo. Come è cambiata la sua vita in queste settimane?-

-Beh, ho tentato d’immergermi interamente nell’universo della destra.-

-In che modo?-

-Per prima cosa mi sono comprato una pistola per difendere casa mia dai ladri. Poi ho iniziato a prender parte ad alcune campagne di sensibilizzazione per spiegare ai bambini che una scuola religiosa è meglio di una scuola laica. Ah, e poi sono andato in vacanza a Predappio.-

-Ha comprato dei souvenir?-

-Ovviamente, ho comprato l’immancabile manganellino portachiavi e anche la torcia avvista-clandestini; ho preso quella con i led blu e verdi. Però, purtroppo, mi sono anche accorto di una triste verità.-

-Mi dica.-

-I miei nuovi compagni d’ideologia non volevano accogliermi nel loro gruppo. Non volevano accettarmi.-

-E come mai?-

-Mi guardi bene dottore; pur essendo diventato di destra continuo a mostrare, sul mio corpo, alcuni segni della sinistra. Mi guardi. Ho ancora la barba e i capelli lunghi no? E cosa mi dice di questi occhioni languidi che mi ritrovo? Avanti, li guardi pure e mi dica, non sono gli stessi occhioni languidi dell’operaio sottopagato? E poi, poi c’è anche un’altra cosa. Nelle notti di luna piena avverto il fortissimo bisogno di fuggire sui monti, armato solo di una doppietta e di una fotografia di Trockij.-

-Evidentemente parte del suo corpo sta cercando di trascinarla ancora una volta a sinistra.-

-Ma come risultato, alla fine, mi sembra di non esser né da un lato né dall’altro. A riprova di questo deve sapere che dopo essere tornato da Predappio ho scelto di provare a riavvicinarmi ai miei vecchi compagni di sinistra.-

-Pessima idea suppongo.-

-Orribile idea dottore, orribile. A destra non venivo accettato perché somigliavo a uno di sinistra, giusto? E a sinistra, ovviamente, non potevo essere accettato perché somigliavo troppo a uno di destra.-

-Ovviamente. In che cosa somigliava ad uno di destra? Almeno secondo i suoi vecchi compagni.-

-Piccole cose, piccolissime cose. Un esempio potrebbe essere rappresentato dalla mia incapacità di uscir di casa senza prima aver indossato la cravatta. Oppure anche la mia abitudine di trasformare qualsiasi manifestazione militante in una cena di gala in favore degli angeli patriottici che difendono i nostri confini.-

-Immagino stia parlando dei soldati.-

-Sciacquati la bocca col sapone quando parli di loro. Sono angeli, non soldati. Loro tutelano il nostro stile di vita, le nostre tradizioni e la nostra cultura. Oddio. Mi scusi. Ecco, ha visto? E’ stato più forte di me, mi scusi. Non volevo urlare.-

-Non si preoccupi.-

-Dottore esiste una cura?-

-Ci sto pensando. Vede, il fatto è che lei sembra incarnare al suo interno tutti i difetti facilmente riconoscibili dei due schieramenti politici.-

-Me ne sono accorto. Ho copiato tutti i difetti possibili e immaginabili mentre i pregi dei due schieramenti politici son diventati, per me, un mistero irraggiungibile.-

-Provi questa pillola. Si chiama Polarize-DC e serve proprio per impedire la polarizzazione politica delle cellule.-

-Pensa che potrebbe funzionare?-

-Non ne ho idea, lei provi, la mangi e vediamo cosa succede. Ecco, bravo, ora la ingoi. Come si sente?-

-A dire la verità mi sento uguale dottore.-

-Immagino debba ancora far..-

-La nostra terra sottomessa da secoli sotto il giogo spagnolo! E’ giunto il tempo di dire basta, è giunto il tempo di combattere per la nostra indipendenza.-

-Si calmi adesso.-

-Noi baschi non saremo mai calmi fino a quando non potremmo riposare su una terra esclusivamente nostra.-

-Ma quali baschi, lei è nato a Pozz’ombrosa nel comune di Cesenatico. Mi pare di capire che la pillola abbia aggravato il problema. Potremm..-

-Potremmo provare la lotta a oltranza, la ribellione! La ribellione dottore! Devo andare all’aeroporto, devo partire, devo tornare nella mia terra subito. Addio dottore, addio, addio, le lascio il manganellino portachiavi che tanto non mi serve più, addio.

Una conversazione interessante

Conversazione interessante

P. Veronese – Sacrificio d’Isacco (1560)

-Buonasera, Eccellenza, mi spiace disturbarla ma..-

-Evitiamo queste formulette. Non si faccia problemi, se non avessi avuto voglia d’incontrarla, semplicemente, non mi sarei presentato. Ma lei e la sua breve parabola, che spero vorrà narrarmi nel corso di questo incontro, m’interessate. Dunque, lasci da parte l’etichetta e i formalismi. Mi stringa la mano e si sieda, ci aspetta una conversazione interessante no?-

-Lo spero.-

-Bene, le nostre intenzioni vanno verso lo stesso obiettivo. Quindi non perdiamo tempo, mi racconti tutto da principio.-

-Lei è soddisfatto del modo in cui le persone vivono all’interno del nostro Stato?-

-E’ una domanda piuttosto vaga. Oltretutto io conosco già il suo parere riguardo alla questione e so anche che esso non muterebbe davanti a un parere avverso, come, ad esempio, il mio. Quindi andiamo subito al sodo, le va? Mi spieghi la sua idea.-

-La mia idea; o meglio, il mio problema, anzi, il problema di questa Nazione, è che non abbiamo più cittadini. Non ci sono più. Il cittadino è una figura morente, quasi mitologica; sicuramente disprezzata. Siamo una Nazione di elettori e nulla più.-

-Lei sa bene che in molti non vedrebbero alcuna differenza tra il concetto di elettore e quello di cittadino, vero?-

-Lei cosa ne pensa però?-

-Io questa distinzione la vedo, la riconosco e l’accetto. Solo gli scemi, mi perdoni il termine, ragionano riconoscendo parole simili come sinonimi.-

-Quando dice di accettare questa distinzione..-

-Intendo dire che a me sta bene così. Trovo giusto che il cittadino scompaia in favore dell’elettore. La questione è sempre e solo una: restare al passo con i tempi. Se i cittadini scompaiono, probabilmente, hanno solo esaurito il loro ruolo nella storia.-

-Non sono d’accordo. Prenda come esempio gli animali estinti. In molti casi la loro estinzione è stata causata dall’uomo. Essi non hanno esaurito il loro ruolo nella storia ma sono stati costretti ad esaurirlo. Anche con i cittadini è la stessa cosa.-

-Però, se ci pensa, le cause di un’estinzione hanno poco valore nel momento in cui una creatura si estingue realmente. Ciò che determina l’estinzione è infatti l’impossibilità di reagire al mutamento della realtà. Chi perisce, per qualsiasi ragione, lo fa sempre in virtù di una debolezza intrinseca.-

-Eppure lo Stato dovrebbe aver proprio il compito di proteggere i deboli.-

-Vi sono molti modi per proteggere i deboli. Il primo è quello di tutelarli, riconoscendo la loro debolezza come valore particolare. Il secondo, quello che stiamo perseguendo noi, è quello di fare in modo che non vi siano più deboli da proteggere ma solo esseri forti. Noi puntiamo al miglioramento, alla trasformazione dei deboli in forti.-

-Eliminando la figura del cittadino, però, non si trasformano i deboli in forti. Mi spiego. I cittadini sono tutti identici dal punto di vista dei diritti ma son tutti differenti nel momento in cui si sceglie di analizzarli singolarmente. Sostituendo l’elettore al cittadino, però, si unifica ogni differenza nell’atto del voto creando l’illusione che il popolo sia una massa di entità identiche in virtù del fatto che tutte si esprimono nel medesimo modo; tramite la medesima forma.-

-Sono contento. Sono proprio contento. Sa perché?-

-Perché?-

-Perché sto parlando con una persona che non ha paura di usare il cervello.-

-Quantomeno ci provo.-

-Lo vedo; lo vedo. Ma andiamo avanti. Quindi, forte di questa rivelazione, lei ha deciso di andare a predicar la cittadinanza. Ma perché, come prima cosa, ha scelto di andare dai tossicodipendenti?-

-Perché mi sembrano i più adatti a recepire il messaggio. Spesso e volentieri i tossici neanche votano, dunque non sono elettori. Essi sono esterni al sistema che sto criticando. Però, ecco, alla fine i risultati non sono stati buoni.-

-Ricordo di aver letto la notizia sui giornali. Quei drogati hanno iniziato a farsi la guerra tra loro, hanno riconosciuto il nemico non nello Stato ma nel loro vicino di casa. Tipico di chi non riesce a spingere lo sguardo oltre il proprio giardino. Quanto sono durate le violenze? Due settimane? Il quartiere di Dulotom è stato praticamente raso al suolo.-

-Però non mi sono perso d’animo. Dopo aver fallito con gli strati più bassi della popolazione ho scelto di rivolgermi ai lavoratori; agli operai e agli impiegati.-

-Ah, la classe lavoratrice. Gli onesti lavoratori e gli onesti contribuenti. Covo di egoismi e ipocrisie mascherate da altruistici ideali.-

-Purtroppo ha ragione. Tutto ciò che hanno compreso dal mio messaggio è stata la necessità di ribellarsi contro lo Stato. Sia chiaro, lo ammetto, non sono completamente contrario alle rivoluzioni, ma l’unica spinta ideologica che animava quei lavoratori era la volontà di sostituirsi all’attuale classe politica, per poterne godere dei benefici.-

-Alla fine, però, il loro egoismo è emerso con larghissima evidenza. Le sommosse sono state tutte soffocate dalla polizia mentre i vari gruppi rivoluzionari finivano per farsi la guerra tra loro, al fine di controllare qualche misero palazzo o scantinato.-

-Onestamente è stato imbarazzante, soprattutto per me che, secondo l’opinione di molti, sono stato colui che ha attizzato le fiamme della rivolta.-

-Lo credo bene. Solo le rivoluzioni vincenti non sono accompagnate dalla vergogna.-

-Spesso e volentieri, però, nutro seri dubbi sul fatto che possano esistere rivoluzioni davvero vincenti.-

-Mi trova d’accordo, assolutamente d’accordo. Quindi, dopo i tossici e i lavoratori, eccoti qui, al vertice dello Stato, a colloquio con l’uomo più ricco della Nazione. Cosa ti aspetti?-

-Niente, non mi aspetto niente, cerco solo qualcuno in grado di comprendere effettivamente il mio messaggio.-

-E almeno in questo è stato davvero fortunato. Io capisco il suo messaggio e lo condivido in pieno.-

-Tuttavia, mentre io giudico negativamente la questione lei la reputa estremamente positiva.-

-Ma è naturale, mentre io tengo tra le mani il potere lei tiene in mano un’ideale. La sua visione è quella di un mondo perfetto, la mia, invece, è quella del miglior mondo possibile.-

-In che senso?-

-Basta guardarsi intorno per comprendere che l’uomo ha un solo vero problema. L’uomo ha un solo vero dramma con cui convive quotidianamente e contro cui esce sempre sconfitto: l’alterità. L’uomo non sopporta l’altro; l’uomo teme il diverso. Ogni grado di differenza che separa due individui è un ulteriore grado di caos che viene a generarsi nella società. E’ nostro intimo dovere il cercare di tutelare ogni essere in grado di riconoscere e accettare la diversità, perché lì risiede la forza dell’uomo. Per far questo, però, è necessario far sì che non vi siano più differenze riconoscibili tra uomo e uomo.-

-Mi sembra un controsenso, con tutto rispetto.-

-Perché ancora una volta lei ha davanti un’ideale e non la realtà che richiede scelte, compromessi e strade alternative. L’unico modo per rendere una Nazione fiorente è fingere che essa abbia un qualche potere. L’unico modo per rendere ogni differenza accettabile è fingere che le differenze non esistano.-

-Capisco un po’ meglio cosa vuole dire ma, non è ipocrisia?-

-Certo che lo è. Sono contento che ci siamo capiti. Ora mi scusi, ma il tempo che ho a disposizione è terminato. Lei è pronto? E’ soddisfatto?-

-Certo, proceda pure, mi bastava conoscere il suo parere e ne sono soddisfatto.-

-Benissimo, benissimo.-

-Quindi cosa succede ora? Si fa tutto subito?-

-Certo, tutto subito, con rapidità.-

-Bene.-

-Bene. Dunque, allora, a seguito della conversazione che abbiamo appena avuto la dichiaro in arresto e la condanno a morte con l’accusa di aver attentato alle fondamenta stesse del nostro Stato.-

-Amen.-